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Wieso wird ein professioneller Rugbyspieler Koch?

Ich bin ein vielseitig interessierter Mensch, der stets auf neue Entdeckungen aus ist. Mein grösstes Interesse galt jedoch schon immer dem Kochen. Es bereitet mir sehr viel Spass und Freude. Womit ich heute meine Brötchen verdiene, ist für mich nicht bloss ein Beruf, sondern in primis eine grosse Leidenschaft.

In der Küche sowie im Sport werden Teamgeist und Disziplin grossgeschrieben. Welche weiteren Gemeinsamkeiten siehst du?

Die Selbstaufopferung sowie, dass man für die eigenen Fehler geradesteht. Ich nehme diese Prinzipien sehr ernst. Das heisst aber nicht, dass alle Küchenteams den Teamgeist wirklich praktizieren. Viele sprechen gerne vordergründig von Teamwork, doch die Realität sieht dann oft anders aus. Vielleicht gerade deswegen, weil sie noch nie in ihrem Leben Teamsport betrieben haben.

Was hat dich dazu bewegt, eine Kochsendung «on the road» aufzunehmen?  

Mein unabhängiges Naturell verbietet es mir, mich an etwas zu binden beziehungsweise eine TV-Sendung in einem Studio zu produzieren. Ich wäre wohl nach der ersten Folge verrückt geworden oder ich hätte mich zu Tode gelangweilt. Ich wollte die Kunst des Kochens so aufzeigen, wie ich sie selbst lebe und interpretiere. Deshalb war die Sendung «on the road» die einzig richtige Lösung für mich.

Gibt es eine Begegnung, die dir im Laufe deiner Sendung besonders in Erinnerung geblieben ist?

Meiner Meinung nach sind es alle Begegnungen wert, erzählt zu werden. Doch wenn ich eine Person herauspicken muss, dann jemanden aus der Folge über die Region Molise. Unter den vielen eindrücklichen Persönlichkeiten gab es da diesen faszinierenden Mann mit dem Übernamen «Godzilla». Ich habe den «Maestro des Tomatenmarks», wie er auch noch genannt wird, als eine sehr sensible Person kennengelernt, die noch die Eckpfeiler der italienischen Tradition wie aus Grossmutters Küche aufrecht hält.

Hast du so etwas wie eine kulinarische Lieblingsregion in Italien?

Es gibt sehr viele Regionen, die ich an dieser Stelle erwähnen könnte. Molise war bestimmt die Region, die mich am meisten überrascht hat. Molise ist noch sehr «wild» und auch bei uns Italienern noch wenig bekannt. Es gibt dort viele Infrastrukturen, Land so weit das Auge reicht, viele gute essenzielle Zutaten wie zum Beispiel Trauben und Oliven sowie viele tolle Menschen.

Dein persönliches Lieblingsgericht?

Ich verliebe mich in alle Gerichte. Es gibt immer eine Gelegenheit – wie zum Beispiel ein Abendessen mit guten Freunden –, die ein Gericht zu etwas Speziellem macht.

Was ist kennzeichnend für die italienische Küche?

Die Schlichtheit der wenigen essenziellen und gesunden Zutaten, mit denen man ein tolles Gericht zaubern kann, ohne sie dabei ihrer natürlichen Struktur zu berauben. Ich sehe, dass Italien sich kulinarisch zunehmend amerikanisiert. Hier gilt es, uns wieder vermehrt auf unsere mediterranen Wurzeln zurückzubesinnen.

Was darf in deiner Küche nicht fehlen?

Musik. Sie ist meine ständige Begleiterin. Bezüglich Zutaten habe ich keine Vorlieben. Mein Bestreben ist es, aus jeder essenziellen Zutat das Beste herauszuholen.  

Kannst du uns etwas über deine anstehenden Sendungen verraten?

Für April habe ich vier neue Rezepte in der Zeichensprache geplant. Der Gedanke, dass auch das Essen demokratisch ist, ist mir sehr wichtig.

Frankreich hat letztes Jahr dem Grosshandel das Wegwerfen von Lebensmitteln verboten. Auf deinen prominenten Social-Media-Profilen hast du mehrmals auf ein solches Gesetz in Italien gedrängt.

Richtig. Ich hoffe inständig, dass die italienische Politik ihre langsame Bürokratie überwindet und dieses Gesetz schnellstmöglich verabschiedet, um jenen zu helfen, die kein Essen haben.

 

Perché un giocatore professionista di rugby diventa cuoco?  

Dentro questo giocatore c'erano anche tantissimi interessi che volevano essere esplorati. Tra questi, la cucina, che forse era tra tutti il più preponderante e quello che mi faceva divertire di più. Quindi ho cercato di convogliare tutte le mie energie in quella che è la mia professione ma che in primis è una passione.  

La cucina come lo sport è un gioco di brigata/squadra. Oltre alla disciplina e lo spirito di squadra cos’altro hanno in comune?

Sicuramente lo spirito di sacrificio e assumersi la responsabilità quando si sbaglia. Io applico questo principio. Ma non è automatico in tutte le cucine. Non tutte le brigate di cucina fanno un buon lavoro di squadra. Alcuni si riempiono la bocca con queste belle parole ma poi all'atto pratico non viene fatto, appunto perché magari non hanno mai fatto lo sport.

Perché hai deciso di fare un programma di cucina „on the road“?

La mia natura indipendente non mi avrebbe permesso di registrare in un posto fisso come uno studio televisivo. Sarei potuto impazzire dopo la prima registrazione. Sicuramente mi sarei annoiato. Ho preteso che la cucina fosse raccontata come la vivo e la interpreto io e di conseguenza era l'unica maniera di poter fare un programma.

Puoi descrivere un incontro che hai avuto nel corso della trasmissione che ti è rimasto particolarmente impresso?

Tutti gli incontri valgono sicuramente la pena di essere raccontati. Posso dire che nella puntata in Molise c'erano tanti personaggi e uno di questi è stato super-affascinante. Lo chiamavano «Godzilla» ed era il maestro della passata di pomodoro. Una persona molto sensibile che rispettava ancora i capisaldi della cucina tradizionale italiana, come i nonni cucinavano e ancora fanno.

Qual è la regione italiana preferita per quanto riguarda il cibo?

Ci sono tantissime regioni che andrebbero menzionate. Il Molise è stato una di quelle che mi ha sorpreso maggiormente. Noi Italiani dovremmo visitarlo un po’ di più perché è ancora «wild». Non ci sono tante infrastrutture, c'è molta campagna, tanta buona materia prima come per esempio uve ed olive, e ci sono tante belle persone.

Qual è il tuo piatto preferito o la tua specialità regionale preferita?  

Mi innamoro di tutto. Non ho un piatto preferito. C'è sempre il momento giusto che rende poi quel piatto speciale – se sei in una bella compagnia e sei in bel momento anche la cosa più semplice può diventare fantastica.

Cosa caratterizza la cucina italiana?

La semplicità degli ingredienti essenziali che sono al massimo uno, due o tre e che si preparano distruggendoli il meno possibile da come la natura ce li ha dati. In più i nostri piatti hanno valori nutrizionali incredibili e sono la base di una vita leggera. Noto che ultimamente alcuni settori della gastronomia italiana del nostro paese si stanno un po’ troppo americanizzando. Dobbiamo tornare ad essere di nuovo un po’ più mediterranei.

Cosa non può mancare in cucina?

Sicuramente la musica, che ho sempre nelle orecchie quando cucino. Nella mia cucina, piuttosto che la disponibilità di uno specifico ingrediente, è più importante che ci sia la musica. L'ingrediente è il figlio del momento che hai in un posto. E quello che offre il posto devi sapere sfruttare.

Ci puoi rivelare quali progetti televisivi hai per il futuro?

Per Aprile/Maggio spero di avere altre quattro ricette nella lingua dei segni. Mi piace che il cibo sia democratico che possa arrivare a tutti, che non ci siano delle barriere.

In Francia lo spreco alimentare è diventato reato. Sui tuoi profili social hai più volte sollecitato l'approvazione di una legge anche in Italia.

Esatto. Spero tanto che si arrivi ad un’approvazione. Purtroppo la strada è ancora lunga. Mi piacerebbe che la burocrazia fosse più veloce e che la politica facesse quanto prima una legge che crei dei punti base per i diritti umani e che aiuti quelle persone che soffrono la fame.